Nell’ambito dell’ Empatismo, il leader e storico fondatore degli Osanna, Lino Vairetti (musicista e artista figurativo), membro dello stesso Movimento Empatico, ricorda oggi due personaggi di alto spessore artistico (purtroppo scomparsi prematuramente), da considerarsi veri e propri precursori della nostra corrente che in queste settimane sta selezionando dal proprio interno, grazie a vari Maestri Empatici gli autori del periodo “pre-Empatico”.

Scrive Lino Vairetti:

Da cantante e musicista legato al “Progressive rock” e aderente al Movimento Empatico in particolare nella sezione “Musica”, ho il desiderio di segnalare un particolare riferimento culturale legato a due straordinari personaggi, cantanti anche loro come me, che nel “movimento” avrebbero avuto certamente un posto di riguardo. Parlo di Francesco di Giacomo e di Claudio Rocchi, entrambi artisti e personaggi famosi ed emblematici, per certi versi anche intimisti, che hanno proiettato il loro mondo sonoro e poetico verso dimensioni empatiche e comunicative di grandissimo valore culturale ed espressivo (lontani da logiche commerciali, popolari e/o legate al mainstream), in un ambito decisamente sperimentale e in un target di pubblico legato alla ricerca, alla avanguardia e a quel mondo chiamato “Prog”, definizione forse limitativa o anche riduttiva, ma che identifica perfettamente quel fantastico momento storico che ho condiviso anche io con i mei Osanna.

Francesco Di Giacomo, nato a Siniscola nel 1947 e morto a Zagarolo nel 2014, è legato artisticamente al gruppo romano “Banco del Mutuo Soccorso”. Personaggio fantastico umanamente e caratterialmente è sicuramente il simbolo assoluto del mondo progressivo italiano e forse, a mio modesto avviso, a quello internazionale. Dotato di una vocalità straordinaria con un mix tra lirismo e canto popolare è definito da tutti “la grande voce del progressive italiano”. Oltre alla meravigliosa voce anche le sue liriche, scritte per i vari album del Banco (dal famoso “Salvadanaio” del 1972 fino al suo ultimo “Nudo” del 1997 o quello postumo “La Parte Mancante” del 2019 e per quelli da solista come “Non Mettere le dita nel Naso”), evidenziano un grande impatto artistico, empatico e comunicativo. La sua filosofia di vita, insieme al suo carattere mite e riflessivo, ma al contempo ironico ed esilarante, era davvero straordinaria e coinvolgente. Per me è e rimane decisamente il simbolo del nostro movimento artistico “Progressive rock” con l’appellativo “Grande Big”.

Claudio Rocchi, nato a Milano nel 1951 e morto a Roma nel 2013, tra i primi protagonisti del rock psichedelico negli anni ’70, è stato un cantautore raffinato, un conduttore radiofonico e un divulgatore culturale. Devoto sin dagli anni ’70 alla religione induista, attraverso tanti viaggi in India, si trovò alla guida di una comunità nel cuore della Toscana, lasciandola definitivamente agli inizi del duemila. Dai primi esperimenti con gruppi come gli “Stormy Six”, si avventura come solista producendo album di grande fattura da Viaggio del 1970 fino a “Concerto” e “Nulla è andato perso” del suo ultimo periodo 2012/2013, prima della sua scomparsa. C’è stata sempre una grande amicizia tra noi fino alla sua scomparsa ed io ho dedicato un Premio alla sua memoria a Trapani nel 2024, attribuito ad un altro grande musicista: Gianni Leone. Claudio, oltre alla profonda amicizia che ci legava, è stato per me un grande poeta e un vero artista. la sua filosofia di vita, anche oltre la religione, mi ha sempre affascinato. La sua sensibilità, la sua sobrietà e la sua profondità signorilità penetrava nelle anime di quanti lo hanno conosciuto. La parola “empatia” faceva parte del suo DNA ed era un segno indelebile della sua spiritualità. C’è un suo brano, tra tutte le altre magnifiche composizioni, che io ho sempre amato e che per me è un suo biglietto da visita: “La realtà non esiste”. Un brano, una patente per il nostro movimento Empatico.

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