Dispositivo dell’art. 558 bis Codice penale

(Fonti → Codice penale → LIBRO SECONDO – Dei delitti in particolare → Titolo XI – Dei delitti contro la famiglia → Capo I – Dei delitti contro il matrimonio)

Chiunque, con violenza o minaccia, costringe una persona a contrarre matrimonio o unione civile è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

La stessa pena si applica a chiunque, approfittando delle condizioni di vulnerabilità o di inferiorità psichica o di necessità di una persona, con abuso delle relazioni familiari, domestiche, lavorative o dell’autorità derivante dall’affidamento della persona per ragioni di cura, istruzione o educazione, vigilanza o custodia, la induce a contrarre matrimonio o unione civile.

La pena è aumentata se i fatti sono commessi in danno di un minore di anni diciotto.

La pena è da due a sette anni di reclusione se i fatti sono commessi in danno di un minore di anni quattordici.

Le disposizioni del presente articolo si applicano anche quando il fatto è commesso all’estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia ovvero in danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia.

«il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi»

(Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, Art. 16 §2)

UDHR (Universal Declaration of Human Rights)  – La Dichiarazione universale dei diritti umani, anche nota come Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, è un documento sui diritti della persona, adottato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nella sua terza sessione, il 10 dicembre 1948 a Parigi con la risoluzione 219077A.

L’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani classifica tutti i matrimoni infantili come matrimoni forzati.

Una violenza perpetrata nei secoli

Il fenomeno delle spose bambine, ragazzine costrette a rinunciare alla propria infanzia e asservite a un uomo che dispone del loro corpo e della loro vita, è un fenomeno antico e purtroppo ancora attuale in molti Paesi del mondo.

In Egitto, dove pure le donne godevano di una certa autonomia e potevano liberamente scegliere il proprio coniuge, già a 14 anni una ragazza era considerata abbastanza matura per il matrimonio e dunque per avere dei figli.

Nel mondo greco le donne erano considerate esseri inferiori, creature temibili e ammaliatrici, e per questo relegate tra le mura domestiche, fatta eccezione per rare occasioni come le festività religiose, i matrimoni o i funerali. A Creta l’età minima per il matrimonio era di soli 12 anni, mentre ad Atene oscillava tra i 14 e i 20 anni circa, a seconda delle condizioni economiche della famiglia di appartenenza. A Sparta, invece, le donne si sposavano soltanto tra i 18 e i 20 anni, quando ormai i corpi erano formati, robusti e in pieno vigore fisico, pronti a procreare.

Roma i matrimoni erano decisi dai parenti, quasi sempre per ragioni economiche o per stringere alleanze politicamente vantaggiose. Un padre poteva promettere in sposa la propria figlia anche contro la sua volontà e tale rito era ritenuto un atto giuridicamente valido; la cessione avveniva generalmente intorno ai 12 anni, ma vi sono iscrizioni funerarie che parlano di fanciulle morte, evidentemente per parto, a soli 10 o 11 anni.

Il matrimonio sanciva di fatto il passaggio della bambina dalla potestà del padre a quella del marito e assicurava una discendenza alla propria stirpe; in ogni caso sarebbe stato sempre un uomo a decidere della sua sorte e anche della sua morte, a cui veniva condannata se colta in flagranza di adulterio (vero o presunto) o addirittura a bere vino.

E, nonostante oggi le cose siano cambiate, gli stereotipi in parte superati ma non ancora demoliti, nonostante il progresso e una più diffusa consapevolezza abbia ristabilito gli equilibri tra mondo maschile e femminile, accordando alle donne la libertà di sposarsi ma anche di non farlo, di avere figli o di rinunciarvi, sono ancora tantissime le bambine costrette a matrimoni precoci.

Questo avviene soprattutto nei cosiddetti Paesi meno sviluppati e progrediti, come il Ciad, la Somalia, l’Afghanistan, lo Yemen, l’India, la Siria.

Le cifre pubblicate dalle associazioni impegnate contro questo fenomeno sono drammatiche. Ogni anno 15 milioni di matrimoni hanno per protagonista una minorenne e in un caso su tre si tratta di una bambina con meno di 15 anni.

Il matrimonio infantile spesso compromette lo sviluppo di una ragazza, causando una gravidanza precoce e l’isolamento sociale, interrompendo la sua istruzione, limitando le sue opportunità di carriera e di avanzamento professionale e mettendola a rischio di violenza domestica. Parliamo di bambine che devono rinunciare agli studi, sopportare stupri e incorrere nel pericolo di morire di parto (quasi 70.000 casi ogni anno) o mettere al mondo figli ad alto rischio di mortalità infantile, o in qualche modo esposti a disturbi cognitivi, ritardi, denutrizione.

E sono tanti anche i suicidi per la disperazione, la vergogna, l’infelicità, il pensiero di una vita intera vissuta all’ombra di un marito-padrone.

La Convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia (Convention on the Rights of the Child), approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, indica quali sono gli obblighi degli Stati e della comunità internazionale nei confronti dell’infanzia.

L’Art.12 sancisce che “Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa”.

L’Art. 19 §1 ricorda, inoltre, che: “Gli Stati parti adottano ogni misura legislativa, amministrativa, sociale ed educativa per tutelare il fanciullo contro ogni forma di violenza, di oltraggio o di brutalità fisiche o mentali, di abbandono o di negligenza, di maltrattamenti o di sfruttamento, compresa la violenza sessuale…”

Ho contattato le singole associazioni: ecco cosa mi hanno risposto

L’operato dell’UNICEF

L’UNICEF si impegna contro i matrimoni precoci in 52 paesi in stretta collaborazione con autorità locali e organizzazioni non governative. Nel concreto:

  • Costruisce scuole a misura di bambino, sostiene programmi educativi per le ragazze, gestisce centri di apprendimento, forma gli insegnanti, garantisce l’accesso nelle scuole all’acqua potabile e a bagni separati.
  • Sostiene progetti per fornire cure adeguate prima e dopo il parto, forma levatrici, e contribuisce a creare consultori e reti sociali. Le gravidanze precoci mettono in serio pericolo la vita delle ragazzine.
  • Conduce progetti per garantire alle famiglie un reddito sufficiente e ridurre così la pressione che le spinge a dare prematuramente in sposa le figlie per ragioni finanziarie.
  • Monitora la situazione, conduce studi, fa confluire nei suoi progetti le conoscenze acquisite e le mette a disposizione di governi e organizzazioni al fine di rafforzare i sistemi nazionali di protezione dell’infanzia. Le campagne di informazione e di sensibilizzazione sono incentrate sui diritti delle ragazze e rivolte a genitori, insegnanti e altri detentori dei poteri decisionali.

Obiettivo chiave dell’UNICEF è garantire che le decisioni del governo siano influenzate da una consapevolezza informata dei diritti dei bambini e da dati e analisi migliorati sulle questioni relative alla protezione dei minori. I bambini sottoposti a violenza, sfruttamento e abusi sono a maggior rischio di cattiva salute fisica e psicologica, HIV e istruzione inadeguata.

Secondo gli ultimi dati elaborati dall’ Unicef, circa 640 milioni di ragazze che oggi hanno un’età compresa tra i 20 e i 24 anni si sono sposate prima di averne compiuti 18. Circa la metà delle spose bambine vive nei Paesi dell’Asia meridionale (45%) e il 20% in quelli dell’Africa sub sahariana. In termini assoluti, l’India è il Paese in cui vive il numero più elevato di spose bambine al mondo (oltre 200 milioni), seguito da Bangladesh, Cina, Indonesia e Nigeria.

Le storie dell’associazione Terre des Hommes

«L’appello mondiale e muto di milioni di bambini offerti alla sofferenza o alla morte ispira ciò che segue: Finché un solo bambino rimarrà affamato, malato, abbandonato, infelice e sofferente, chiunque sia, dovunque sia, il movimento Terre des Hommes, creato per questo scopo, si impegnerà per il suo immediato e completo soccorso. Dopo aver individuato un bambino che soffre, Terre des Hommes andrà in suo aiuto nel modo che più si adatterà al suo bisogno. Nel suo paese, se le circostanze lo permetteranno, o altrove, verrà nutrito, accudito, gli si darà una famiglia e sarà restituito ad una vita degna di un bambino, con la certezza di un aiuto affettuoso e competente. Senza pregiudizi politici, religiosi o razziali, Terre des Hommes è costituita solamente di esseri umani che lavorano per altri esseri umani, nasce da un atto di giustizia, non di condiscendenza, in uno spirito il più vicino possibile all’anonimato. Terre des hommes è composta da tutti coloro che sono animati da un unico scopo comune: l’aiuto ai bambini. Chi aderisce a Terre des Hommes è ambasciatore e strumento di vita, sopravvivenza e conforto. Affinché nessuno possa restare uguale a prima: né coloro che soffrono, né coloro che potrebbero alleviare le sofferenze, Terre des Hommes non smetterà di fare appello all’umanità per alleviare infinite angosce di innumerevoli bambini»

Edmond Kaiser, Fondatore Terre des Hommes – Losanna, 1960   

Asma ha trascorso gli ultimi cinque anni in un campo profughi in Etiopia, insieme alla sua numerosa famiglia. Hanno dovuto lasciare la loro abitazione a causa del conflitto, nel quale sono morti diversi parenti, e della siccità che ha ucciso il bestiame. Quando un uomo anziano e benestante ha chiesto Asma, appena quattordicenne, in sposa ai genitori il suo destino sembrava segnato. “Dal momento che era più ricco di noi, i miei genitori erano convinti che la mia vita sarebbe migliorata se lo avessi sposato”, racconta la ragazza. “Ho parlato con le mie amiche, che a loro volta hanno riferito ai miei insegnanti. Alla fine, questi hanno parlato con mio padre e mia madre, spiegando che il matrimonio sarebbe stato un danno per me, hanno provato a convincerli per quattro volte e alla fine la mia famiglia ha rifiutato la proposta”.

Amnesty International: formazione agli adulti per renderli più consapevoli

Stiamo lavorando in vari paesi, tra cui Burkina Faso, Sierra Leone e Senegal, soprattutto nelle aree più rurali e remote dove il fenomeno è più diffuso. Facciamo formazione agli adulti dei villaggi per renderli più consapevoli e attivi nell’evitare discriminazioni e violenze. Lavoriamo con le autorità, sia laiche che religiose, formali e informali, affinché vi sia uno stretto controllo e l’introduzione ed il rispetto di leggi che vietino il matrimonio delle bambine.

Unchained at last, organizzazione con status speciale presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite dal 2017

A tutt’oggi non mancano casi di matrimoni forzati anche in paesi cosiddetti civili e sviluppati. Risale a pochi anni fa il femminicidio a Novellara in provincia di Reggio Emilia, di Saman Abbas, rifiutatasi di contrarre matrimonio con il cugino in Pakistan quando aveva 17 anni.

Negli USA, dove far sposare un minore è del tutto legale, opera l’associazione Unchained at last (Finalmente liberata), un’organizzazione senza scopo di lucro guidata da sopravvissute che si impegna a porre fine ai matrimoni forzati e infantili negli Stati Uniti attraverso servizi diretti e cambiamenti nei sistemi.

Unchained fornisce servizi legali e sociali essenziali, sempre gratuiti, per aiutare le persone a sfuggire ai matrimoni combinati/forzati e ricostruire le proprie vite. Allo stesso tempo, spinge per un cambiamento sociale, politico e legale; l’organizzazione ha avviato e ora guida un crescente movimento nazionale per eliminare il matrimonio infantile in ogni stato degli Stati Uniti e a livello federale.

Secondo i dati raccolti negli Stati Uniti, più di 300.000 bambini si sono sposati dal 2000, e la maggior parte erano ragazze sposate con uomini adulti. Almeno 60.000 di questi matrimoni sono avvenuti a un’età o con una differenza di età tra i coniugi che avrebbe dovuto essere considerata un crimine sessuale.

Unchained si rivolge principalmente a donne adulte, ma anche a ragazze, persone LGBTQ e altre persone negli Stati Uniti, di qualsiasi comunità, cultura o religione, che sono o sono state sottoposte a pressioni, corruzione, inganno, minaccia, percosse o altrimenti costrette a sposarsi, indipendentemente dal fatto che la persona sia sposata da diversi decenni e abbia molti figli o stia affrontando un imminente o futuro matrimonio combinato/forzato.

Si prefigge di fornire servizi indipendentemente dall’immigrazione, dalla religione o dal reddito e indipendentemente dall’orientamento sessuale ed offre assistenza anche a coloro che provengono dagli Stati Uniti e vengono portati in un altro Paese per un matrimonio combinato/forzato, e a coloro che vengono portati dall’estero negli Stati Uniti per tale matrimonio.

È notizia di questi giorni che Il Congresso ha promulgato una legge presentata dalla consigliera Brooke Pinto, promossa da Unchained senza sosta e firmata dal sindaco Muriel Bowser, per fissare a 18 anni l’età minima per il matrimonio a Washington, DC, senza eccezioni.

Quindi ora, dicono con orgoglio, siamo a 13 stati, due territori e un distretto di distanza. È una cosa importante per i 9,5 milioni di ragazze che vivono in quei 13 stati e a Washington.

La violenza non è forza ma debolezza, né mai può essere creatrice di cosa alcuna, ma soltanto distruggerla. (Benedetto Croce)

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