Come previsto oggi, 31 marzo, è stato attuato lo sciopero proclamato dai sindacati di categoria per i circa 150 mila addetti del settore TLC che aspettano il rinnovo del contratto nazionale.
Dalle ore 10 alle ore 14 a Milano davanti ad Assolombarda sono stata testimone di come i manifestanti abbiano rivendicato il fatto che il negoziato per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro delle telecomunicazioni, scaduto ormai il 31 dicembre 2022, risulta essere in una fase di stallo dallo scorso dicembre.
Asstel, l’Associazione che rappresenta la Filiera delle telecomunicazioni, focalizzata, sin dalla sua nascita nel 2002, sull’assistenza e la tutela degli interessi delle Associate e sulle tematiche sindacali e del lavoro, assumendo la titolarità e la gestione applicativa del Contratto Collettivo di lavoro, non starebbe facilitando le trattative e il dialogo tra le parti.
Nodo cruciale sarebbe soprattutto il lato economico, ma non solo.
A tutti i Governi che si sono alternati negli anni, le Parti Sociali che rappresentano i lavoratori, hanno provato a suggerire interventi mirati alla salvaguardia del settore, ma troppo spesso le scelte industriali dei vari Governi sono andati in direzione opposta, determinando un mercato deregolamentato che ha comportato una riduzione importante dei ricavi, derivata da una concorrenza eccessiva incentrata sul ribasso delle tariffe e che ha ridotto considerevolmente gli investimenti.
A pagare le conseguenze delle scelte governative e manageriali, non possono essere le lavoratrici ed i lavoratori delle telecomunicazioni, che non vedono rinnovato il loro contratto collettivo di lavoro da ormai due anni e i cui stipendi non sono mai stati adeguati per poter reggere ai fenomeni inflattivi.
Inoltre le aziende, per concedere un aumento salariale che spetterebbe di diritto, hanno posto come scambio la possibilità di poter depotenziare l’articolo 4 sul controllo a distanza e di poter modificare l’articolo 36 riguardo il trattamento delle malattie.
Continui mutamenti di condizioni tra i vari operatori del settore dovuti a aggregazioni e/o scomposizioni organizzative, hanno notevolmente rallentato l’approfondimento di tali argomenti e il raggiungimento di evidenti interventi concreti a favore di un comparto ormai strategico per il sistema Paese.
Il tavolo politico di confronto dello scorso 12 febbraio è stato rinviato e, a seguito di anni di fenomeni inflattivi che hanno messo e continuano a mettere a dura prova il potere di acquisto degli stipendi, è necessario scendere in piazza per chiedere un rinnovo di contratto che restituisca un giusto aumento salariale.
A valle di questo cappello iniziale, vorrei dire la mia per dare un taglio diverso a questo articolo.
Chi mi conosce sa che mi tengo sempre molto lontana dalle polemiche e amo puntare sui fatti e partite dalle parole.

Se ne è avuta grande prova durante il lockdown causato dal dilagare del Covid 19, in quel periodo il digital divide ha chiaramente dimostrato l’importanza di questo settore affinché l’uomo potesse continuare a sentirsi prossimo.
In questi ultimi 5 anni è stato chiesto a tutti i lavoratori delle TLC, compresi quelli dell’azienda per cui io stessa orgogliosamente lavoro, un notevole impegno e sforzo, avendo davanti progetti ambiziosi e sfidanti.
La mia azienda, che prendo ad esempio come addetta ai lavori, è formata da persone relativamente giovani che, come la stragrande maggioranza delle aziende del settore di reti di telecomunicazioni fisse, radio-mobili e servizi digitali accessori, sanno di aver dato e voler continuare a dare il tutto per tutto per portare l’Italia ad un livello di inclusione digitale molto alto.
La missione del settore è di far sì che il territorio così vasto e stupendamente variegato della nostra penisola possa essere sempre più valorizzato e non penalizzante, in modo da poter rendere il nostro Paese vivibile al cento per cento, ovunque ci si trovi.
Proprio in questi ultimi 5 anni a noi lavoratori delle TLC è stato chiesto tanto.
Allorquando tutto il mondo era immobile, noi, come formiche, ci impegnavamo il doppio per poter garantire connessione a chi ne aveva necessità.
L’abbiam fatto nonostante le difficoltà e gli obiettivi sfidanti e continueremo a farlo sempre di più ma è arrivato anche il momento che i nostri sforzi vengano giustamente ripagati.
Il Governo il 18 Marzo tramite comunicato del ministro delle politiche sociali D’Urso , ha fissato per il 24 Aprile al MIMIT un tavolo di incontro che speriamo non salti come quello del 12 febbraio.
Sono state convocate tutte le parti sociali coinvolte e i rappresentati delle aziende del settore.

Concludo prendendo in prestito le parole della Gaudium et spes che spiegano, meglio di quanto possa fare io, l’importanza del diritto allo sciopero:
“Benché sempre si debba ricorrere innanzitutto a un dialogo sincero tra le parti, lo sciopero può tuttavia rimanere anche nelle circostanze odierne un mezzo necessario, benché estremo, per la difesa dei propri diritti e la soddisfazione delle giuste aspirazioni dei lavoratori.”