Punto di vista diverso
Per ridotte disponibilità economiche non ho un curriculum agonistico di rilievo, né giovanile né senior, ma nonostante questo sono Istruttore federale di Primo livello con il primo grado, con un passato di groom freelance, in Italia e all’estero. Per questo, secondo alcune rispettabilissime opinioni, non rientro nella categoria di istruttori di cui ho letto di recente, ma
per lo stesso motivo non mi considero meno meritevole o capace di svolgere questa professione. Mi è stato insegnato che alla base di questo lavoro dovrebbero esserci parole come “etica”, “morale”, “passione”, “dedizione” e non ultima “integrità”.
Convintamente affermo che non necessariamente vadano di pari passo alle categorie affrontate in gara, ma all’esperienza, alla gavetta, ai sacrifici fatti per imparare quanto più possibile. Secondo alcuni, noi, e siamo tanti, senza un curriculum notevole non meritiamo quello che ci siamo sudati. A questo punto faccio una domanda: siamo certi che tutti i tecnici con più esperienza come cavalieri (alcuni solo sulla carta) siano davvero migliori formatori? Che siano necessarie infinite competenze pratiche e teoriche è indiscutibile, ma siamo davvero “noi” il male dell’equitazione giovanile? O lo sono forse tutti coloro che hanno smesso di insegnare per passione, votandosi al Dio Denaro, per i quali i clienti sono solamente identificati con il proprio conto corrente. Disposti a tutto per una convocazione qualsiasi (per la propria gloria, sia
chiaro), per i quali ogni scappatoia è lecita, per i quali “un po’ di calmante cosa vuoi che sia”, per i quali la mediazione sulla vendita è prioritaria rispetto al vero obiettivo formativo o sportivo.
Non è mai corretta la generalizzazione, e cosi dovrebbe essere in ogni senso. Servirebbe la coscienza e la volontà di riformare un sistema che sembra non stia portando risultati a lungo termine. Servirebbe l’umiltà di insegnare quello che davvero si conosce e poi avere la capacità di passare il testimone quando l’allievo è pronto. Servirebbe la volontà e la curiosità di volersi continuamente formare e aggiornare, con veri Maestri.
E forse servirebbe smettere di pensare che “chi non sa, insegna” per cercare di proteggere una categoria.
La “passione” non paga i conti a fine mese dirà qualcuno, ma il lavoro onesto e lungimirante si, anche se spesso può infastidire quei colleghi arroccati su un metodo decisamente commerciale.
Sempre parlando di onestà.
Quanti cavalieri si sono letteralmente bruciati sponsor e proprietari nel corso degli anni?
Quanti proprietari di cavalli importanti hanno preferito vendere i loro soggetti, piuttosto che continuare a essere letteralmente “spennati”? Si guarda sempre all’estero e ai cavalieri stranieri: hanno più soldi, più cavalli, più sponsor. Parliamoci chiaro: i nostri cavalieri non fanno la fame, non fanno fatica ad arrivare a fine mese. Chi frequenta certi ambienti sa benissimo che per tanti seri professionisti circolino, ci sono altrettanti pseudo delinquenti. Gli atleti ad alto livello hanno certamente necessità di supporto economico per poter essere sempre competitivi, e molti si sa che investono in prima persona, creando vere aziende ben organizzate e funzionali con partner e soci. Ma quanti si sono arricchiti negli anni (ne abbiamo di davvero milionari!) e sono disposti a tutto pur di turlupinare il malcapitato di turno, salvo poi piangere per il disinteresse nel settore e alla fuga dei proprietari stessi, alla politica che non aiuta, alla Federazione che investe, alla politica che rema contro, e cosi via. Tutto pur di non ammettere di aver disgustato anche veri appassionati.
Tutti sanno e nessuno dice. Questo è il vero male, non una bambina che non batte perfettamente la sella.
Un istruttore Fise