tra Pil anemico, Pnrr bloccato e pressione fiscale record, il paese rischia il collasso economico.
Cresciamo meno del previsto, spendiamo solo il 30% dei fondi Ue e tassiamo a livelli insostenibili. L’economia circolare, unica via di salvezza, resta ignorata. Pil allo 0,7%, pressione fiscale al 42,6% e solo 58 miliardi spesi del Pnrr. L’Italia naviga a vista tra promesse mancate, ritardi strutturali e un futuro sempre più incerto.

L’Italia è un paese in bilico, stretto tra numeri deludenti, ritardi cronici e opportunità sprecate. Il Pil nel 2024 si ferma allo 0,7%, un dato ben al di sotto delle aspettative, mentre la pressione fiscale raggiunge il 42,6%, un record che strozza famiglie e imprese. Intanto, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), che dovrebbe essere la leva per rilanciare l’economia, arranca: su 194,4 miliardi di euro stanziati, solo 58,6 miliardi sono stati effettivamente spesi. Un ritardo che rischia di farci perdere il treno della ripresa.

Pil anemico e tasse alle stelle
I dati Istat confermano un quadro desolante: l’economia italiana cresce meno del previsto, con un Pil che segna un misero +0,7%. Il governo cerca di mitigare il colpo sottolineando il calo del deficit (-3,4%) e il controllo del debito, ma la realtà è che il paese sta perdendo terreno rispetto ai partner europei. Intanto, la pressione fiscale raggiunge livelli record, con un peso insostenibile per cittadini e imprese. Matteo Renzi attacca: “Questo governo aumenta le tasse e danneggia l’Italia”.

Pnrr: fondi bloccati e ritardi cronici
Il Pnrr, il piano da 194,4 miliardi che dovrebbe rilanciare l’economia, è diventato un labirinto di ritardi e inefficienze. A poco più di 15 mesi dalla scadenza del 2026, solo il 30% delle risorse è stato speso. Le revisioni continue, l’ultima delle quali ha rallentato progetti per 29,6 miliardi, hanno creato confusione e incertezza. Il sistema di monitoraggio Regis, attivato senza sperimentazione, mostra gravi limiti, mentre i bandi e le procedure di affidamento restano un collo di bottiglia.

Economia circolare: l’occasione sprecata
Mentre il Pnrr arranca, l’Italia ignora un’opportunità concreta per rilanciare la competitività: l’economia circolare. Con un risparmio di 16 miliardi annui e un potenziale di 119 miliardi entro il 2030, il settore potrebbe essere una leva fondamentale per la crescita. Eppure, mancano investimenti e politiche adeguate. Il 42% delle aziende italiane ha già adottato strategie circolari, ma il governo non sostiene adeguatamente il settore, lasciando che Francia e Germania ci superino.

La macchina amministrativa in tilt
Il dialogo tra il Pnrr e la macchina amministrativa italiana è faticoso. Molti interventi, come quelli per gli asili nido, sono bloccati da procedure farraginose. Solo il 25,2% delle risorse destinate agli asili è stato utilizzato, e appena il 3% dei progetti è concluso. Anche le infrastrutture, pur con una spesa più sostenuta, mostrano ritardi preoccupanti: solo 4 linee di investimento su 75 hanno speso più della metà dei fondi.

Il rischio di restare indietro
Mentre l’Europa accelera, l’Italia rischia di rimanere indietro. Le incertezze geopolitiche, i dazi e l’instabilità internazionale non aiutano, ma il vero problema è interno: manca una visione chiara e la capacità di spendere i fondi disponibili. Il governo studia un “veicolo finanziario” per sbloccare le risorse non spese, ma il rischio è che anche questa soluzione arrivi troppo tardi.

Conclusione: tra sprechi e promesse mancate
L’Italia è un paese intrappolato tra tasse record, ritardi cronici e opportunità sprecate. Il Pnrr, invece di essere una leva per la ripresa, rischia di diventare un simbolo dell’inefficienza. Senza una svolta, il rischio è che il paese resti impantanato in una stagnazione senza fine, mentre il resto d’Europa corre verso il futuro.

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